Quell’arte delle cinque righe e del nero su bianco

09.11.2023

“Un paradiso a noi ben familiare e pure eternamente lontano, affatto comprensibile e pur tanto incomprensibile”
 -Arthur Schopenhauer 


Nel mondo contemporaneo la musica è una presenza quotidiana, che vive quella che il filosofo francese Jean-François Lyotard ebbe a definire “la condizione postmoderna” alla quale non possiamo sfuggire, ma non dobbiamo nemmeno subire. Comporta infatti almeno due rischi: compiere scelte solo apparenti -obbedendo a meccanismi dettati da logiche di profitto di dimensione globale- e fare della musica un arredo, un sottofondo subliminale che ci rende percettori passivi. Dobbiamo essere ascoltatori consapevoli.

L’ascolto della musica, infatti, è una delle attività più complesse che la nostra mente possa svolgere. Attraverso la musica passano pensieri articolati ed emozioni forti. Grazie alla musica si definiscono rapporti interpersonali e relazioni sociali. Perché la musica è cultura nel senso più elevato del termine.


Per esistere non ha bisogno solo di musicisti, ma anche soprattutto ascoltatori, che sappiano coglierne tutte le implicazioni e sfumature. 
La musica è questo magico mezzo che ci commuove, ci dà energia e ci guarisce. La potenza evocativa della musica trova la sua ragion d’essere in un procedimento creativo che, pur possibile solo per il genio, è guidato dalla ragione e dalla determinatezza razionale a esprimere contenuti. Si può parlare dunque di linguaggio musicale -identificabile nel mezzo- e il contenuto da esprimere -il fine-.

 Il mondo è intrinsecamente musicale. Questo perché la musica è trasversale a tutte le età, religioni e nazionalità. Parla a tutti e a tutte le specie questa arte definita da Rousseau come la “Lingua del cuore”.

 “Il potere magico della musica” trae l’ascoltatore “fuori dal quotidiano nel regno dell’infinito” secondo Hoffmann. Di citazioni sue ce ne sarebbero a non finire, ma voglio cocludere questo articolo con questo suo pensiero:


“La musica rivela all’uomo una realtà sconosciuta, un mondo nel quale egli lascia dietro di sé tutto ciò che è circoscritto dall’intelletto per abbracciare l’inesprimibile”. 

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