X Febbraio
Il 10 Febbraio si ricorda una pagina terribile della storia che è quella del massacro delle foibe. Vengono onorate le centinaia di vittime italiane -e quelle costrette all’esilio. Italiani assassinati e gettati nelle foibe -cavità del terreno, caverne verticali estremamente profonde- dai partigiani slavi, per la sola colpa di essere italiani.
In questo giorno dobbiamo ricordare che essere italiani non è una colpa, ma una grande fortuna. Essere italiani significa essere eredi di un patrimonio culturale, artistico e ambientale unico al mondo e impareggiabile. Siamo un popolo aperto, espansivo e solare. Amiamo celebrare le festività e le ricorrenze in compagnia di amici e conoscenti o dei familiari -la famiglia è casa per noi italiani, ciò che è più importante di tutto-. Per questo, essere italiani è una scelta, anzi qualcosa di più: una vocazione. È vero, molte volte combiniamo dei pasticci -curiosa espressione che è formata dal nome di un nostro piatto tipico-, molte volte facciamo figuracce in politica estera. Siamo un popolo che parla molte e che si fa sempre riconoscere, nel bene e nel male, ma è proprio giusto così: noi facciamo le cose come solo noi italiani sappiamo fare. L’aria della nostra terra sa di tradizioni, qualsiasi posto in cui noi ci rechiamo sa di storia, di passato. Siamo italiani anche nel rendere grandi le piccole cose e poetico un momento della nostra giornata.
Il nostro Paese è immerso nella bellezza e in questo dobbiamo crederci. Se è vero che la bellezza salverà il mondo allora noi italiani dobbiamo prenderci cura del posto in cui viviamo. L’umanità e la passione con cui noi curiamo alcuni singoli aspetti della nostra vita ci rende inimitabili. Non dobbiamo nasconderci. Dobbiamo mostrare gli italiani che siamo diventati -frutto della storia e con grandi potenzialità per il futuro- nella nostra sincerità.
Questa parola dall’etimologia così curiosa la ereditiamo dal mondo latino, più in particolare dalla sua arte, dalla scultura. Gli scultori meno abili utilizzavano la cera per ritoccare le statue rendendole più armoniose. Così facendo il costo aumentava, quindi le persone pagavano un prezzo più alto per un opera quasi alterata. Gli scultori più capaci non avevano bisogno della cera, quindi al fianco delle statue vi attacavano del cartelli con scritto “sine cera” (senza cera).
Pensiamo alla bellezza che circonda la nostra terra e che in noi rifulge. Non mettiamo la cera. Mostriamoci per chi siamo veramente, se pur grandi chiacchieroni dobbiamo dire al mondo la nostra opinione. A testa alta onoriamo la nostra identità -sentimento che sta svanendo a poco a poco- e continuiamo a cambiare il mondo come sempre nella storia abbiamo fatto.
Nel titolo ho utilizzato il numero romano del dieci perchè, come fece Pascoli nel “X Agosto”, le vittime innocenti sono state dei martiri per il consolidamento dell’animo di un Paese che mai deve spegnersi.
Allora deve essere sì una giornata buia, ma al termine della quale non dimentichiamo tutto ma accendiamo la luce dell’Italia.